Gesù invita a chiedere la conversione del cuore, ad adorare la Santissima Trinità e a venerare la Santissima Madre.
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Adorazione Santissimo Sacramento.
«Convertitevi e non peccate».
Inginocchiata ed in raccoglimento adorante davanti al Santissimo Sacramento, con gli occhi chiusi, vedo un uomo avvicinarsi a me con una grossa catena ai piedi.
«Catene avete ai piedi, che vi ostacolano il passo della gamba, per portare parole buone al prossimo, assieme alla preghiera, la preghiera è grazia e la grazia entra nei vostri cuori».
Mio Gesù, la mia anima è rapita in Te.
«Che vuoi fanciullina mia?».
Insegnami ad adorarti. Signore che ne sarà del …
– PRIVATO –
«Ho detto che avverrà, bisogna saper attendere la mia Parola».
Improvvisamente accuso forti dolori, mi siedo e dico: mio Signore sono dispiaciuta di non poter stare in ginocchio dinanzi a Te.
«Io Gesù guardo il cuore, dove nessuno ci può guardare».
Gesù Ti adoro, sono tutta tua.
«Dimostralo nel mondo!».
Osservo alcuni fedeli intenti alle proprie letture.
«Io Gesù sono qui in mezzo a voi. Non hanno niente da dirmi i miei figli? Io sono il Signore, che tutto perdona e tutto condona1. Dovete accettare tutto quello che vi viene presentato. Figlia ovunque vai parla di Me, parla del mio Amore Misericordioso».
Sempre in contemplazione e con gli occhi chiusi vedo una melagrana divisa a metà, con i suoi arilli brillare come diamanti, Gesù me la porge e mi dice:
«Il tuo cuore diventa così trasparente e brillante quando ami le creature mie, senza condizionamenti da affetti terreni.
Amate coloro che sono lontani da Me Gesù, il loro Redentore. Chiedete la conversione del cuore, quello che a voi manca vi sarà dato in più. Adorate la Santissima Trinità, venerate la Madre mia e Madre vostra.
Io Gesù ti benedico, va’ nella mia Pace. La Santissima Trinità. L’Amen».
Il perdono costituisce senza dubbio il fulcro del messaggio evangelico, un principio che emerge con chiarezza tanto dalle parabole quanto dalle azioni di Gesù, culminando nel suo atto espiatorio sulla croce. In primo luogo, nella preghiera del “Padre nostro” (Matteo 6:12), Gesù utilizza la metafora dei “debiti” per indicare le colpe che gravano sull’umanità, sottolineando come queste debbano essere rimesse proprio allo stesso modo in cui si perdonano gli altri. Tale scelta linguistica non è casuale; essa evidenzia una dimensione relazionale del peccato, in cui il risentimento e la ritorsione rappresentano ostacoli insormontabili alla riconciliazione.
Inoltre, Gesù introduce una condizione imprescindibile affinché il perdono divino possa essere effettivamente sperimentato: l’obbligo di perdonare a nostra volta coloro che ci hanno offeso. Questo principio emerge chiaramente in Matteo 6:14-15, dove si afferma che il perdono del Padre celeste è strettamente legato alla nostra disponibilità a perdonare gli altri. Di conseguenza, il perdono non è mai un atto isolato o unilaterale, bensì un processo dinamico che coinvolge reciprocità e responsabilità morale. Senza questa volontà di perdonare, il rapporto con Dio stesso rischia di incrinarsi, poiché viene meno la capacità di vivere secondo il messaggio evangelico.
A corroborare questo insegnamento, la parabola del servo spietato (Matteo 18:23-35) rappresenta una potente illustrazione della condizionalità del perdono. Il re che perdona un ingente debito al suo servo esprime la misericordia divina che libera dall’oppressione del peccato. Tuttavia, quando lo stesso servo si rifiuta di perdonare un debito minore a un suo compagno, subisce una severa punizione, a testimonianza del fatto che la mancanza di perdono verso gli altri compromette la propria posizione di fronte a Dio. Questa narrazione esplicita dunque come il perdono non sia una mera virtù etica, ma una condizione necessaria per partecipare pienamente alla salvezza promessa da Cristo.
Il culmine di questo insegnamento si raggiunge nell’atto espiatorio di Gesù sulla croce, evento che interrompe definitivamente il dominio del peccato sull’umanità. Attraverso il sacrificio volontario, il Messia offre un perdono totale e universale, aprendo la via alla riconciliazione tra Dio e gli uomini. Tale gesto supremo supera ogni logica di vendetta e contrapposizione, invitando a un nuovo modello di convivenza basato sulla grazia e sulla compassione. È dunque evidente come il perdono evangelico si ponga come principio fondativo della fede cristiana, in grado di trasformare radicalmente la realtà umana e spirituale.
In conclusione, il perdono rappresenta il cuore pulsante del messaggio evangelico perché promuove la pace interiore e sociale, spezzando la catena infinita del risentimento e della vendetta. Attraverso l’insegnamento diretto di Gesù, la preghiera del “Padre nostro”, la parabola del servo spietato e soprattutto attraverso il sacrificio sulla croce, viene delineata una visione del perdono come via essenziale alla salvezza. Pertanto, l’imperativo cristiano è chiaro: solo chi impara a perdonare autenticamente può sperare di ricevere il perdono divino e vivere pienamente la comunione con Dio e con gli altri.
Matteo 6:14
«Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi».


